Macro ambiti di osservazione

Economia e lavoro

Mercato del lavoro

Gli indicatori più recenti sul mercato del lavoro (Istat, dati 2026 riferiti al 2023) evidenziano una significativa eterogeneità tra i Comuni piemontesi, particolarmente accentuata nelle aree montane. In questi territori convivono infatti realtà caratterizzate da una buona capacità di generare occupazione e contesti che, invece, manifestano segnali più evidenti di fragilità economico-occupazionale. Il divario emerge con chiarezza anche nel confronto con i territori non montani, generalmente contraddistinti da mercati del lavoro più ampi, diversificati e integrati.


Il tasso di occupazione medio regionale si attesta al 49,5%, in miglioramento rispetto all’anno precedente (48,3%). Nei Comuni montani, tuttavia, i livelli occupazionali mostrano una dispersione particolarmente elevata. Si passa da appena il 26,8% di Ingria (Val Soana, TO) al 69,6% di Cervatto (Val Mastallone, VC), valore nettamente superiore alla media piemontese.
Nel complesso, soltanto il 25,6% dei Comuni montani registra un tasso di occupazione superiore alla media regionale, confermando una situazione mediamente meno favorevole rispetto a quello (51,3%) del resto del territorio. A questo quadro si affianca una forte polarizzazione territoriale interna. Da un lato un numero limitato di Comuni con livelli occupazionali particolarmente elevati (18 superano il 55%), dall’altro nove Comuni che non raggiungono il 35%, evidenziando una ridotta capacità di offrire opportunità lavorative. Le situazioni apparentemente più fragili si concentrano soprattutto nella montagna appenninica.

Il tasso di disoccupazione regionale si attesta al 6,5%, in miglioramento rispetto al 7,2% dell’anno precedente. Anche per questo indicatore i Comuni montani presentano una notevole variabilità territoriale, mentre la Provincia di Cuneo si distingue per valori diffusamente più favorevoli. Si passa da situazioni in cui la disoccupazione è pressoché assente, come lo 0,8% registrato ad Argentera (Valle Stura di Demonte, CN), a contesti caratterizzati da livelli sensibilmente più elevati, come il 17,6% di Claviere (Alta Val Susa, TO), dove l’accesso alle opportunità lavorative appare decisamente più problematico.
Diversamente da quanto osservato per il tasso di occupazione, il divario tra Comuni montani e non montani risulta qui molto meno pronunciato: il 61,8% dei Comuni montani presenta un tasso di disoccupazione inferiore alla media regionale, contro il 64,3% di quelli non montani. Questo risultato suggerisce che bassi livelli di disoccupazione non corrispondano necessariamente a condizioni occupazionali favorevoli. In contesti caratterizzati da una limitata partecipazione al mercato del lavoro, una parte della popolazione può infatti transitare verso l’inattività anziché risultare formalmente disoccupata.
Una simile distribuzione dei valori conferma questa complessità interpretativa. Accanto a undici Comuni montani in cui la disoccupazione è pressoché assente (tasso inferiore al 3%), ve ne sono altrettanti undici in cui supera l’11%, evidenziando situazioni di spiccata vulnerabilità economica e sociale.

Il tasso di inattività regionale si attesta al 47,1%, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (47,8%). Nelle aree montane questo indicatore mostra un andamento maggiormente coerente con quello del tasso di occupazione rispetto che con il tasso di disoccupazione. I valori oscillano infatti tra il 9,3% di Cervatto (Val Mastallone, VC), dove la partecipazione al mercato del lavoro risulta particolarmente elevata e il 72,8% di Ingria (Val Soana, TO), che evidenzia invece una presenza particolarmente ridotta di popolazione attiva.
Nel complesso, il 77,3% dei Comuni montani segna un tasso di inattività superiore alla media regionale, riflettendo una partecipazione al mercato del lavoro generalmente più limitata rispetto al resto del Piemonte. Tale situazione è influenzata da diversi fattori, tra cui una struttura demografica spesso caratterizzata da una forte incidenza della popolazione anziana, una minore disponibilità di opportunità occupazionali formalizzate e, nei Comuni più piccoli, possibili effetti statistici legati alla ridotta numerosità della popolazione residente.

 

Nel complesso, i tre indicatori evidenziano una variabilità maggiormente pronunciata nei Comuni montani rispetto al resto del Piemonte. Tale fenomeno va tuttavia interpretato considerando la dimensione demografica spesso molto ridotta di questi territori, che rende gli indicatori particolarmente sensibili a variazioni anche contenute nel numero di occupati, disoccupati o inattivi e, di conseguenza, meno stabili da un anno all’altro.
Come atteso, tra tasso di occupazione e tasso di disoccupazione si osserva una correlazione negativa. Nei Comuni montani questa relazione risulta, però, sensibilmente più debole rispetto al resto del territorio regionale. Nei contesti montani, non sempre, infatti, livelli occupazionali più elevati si accompagnano parallelamente a bassi tassi di disoccupazione. Questo elemento riflette le caratteristiche dei mercati del lavoro locali, generalmente di piccola scala, spesso segmentati e caratterizzati da occupazioni discontinue, stagionali o fortemente influenzate dalla attrattività delle attività turistico-sportive.

Dalla lettura integrata dei tre indicatori emergono alcune aree montane caratterizzate da segnali più evidenti di debolezza del mercato del lavoro. Tra queste si distinguono i territori appenninici dell’estremo sud-est del Piemonte e diversi Comuni dell'Alta Langa, a cavallo delle province di Asti, Cuneo e Alessandria. In questi contesti, la combinazione tra fragilità del tessuto economico, declino demografico e limitate opportunità occupazionali contribuisce a delineare condizioni di maggiore vulnerabilità.
Occorre tuttavia considerare che nelle aree montane a forte vocazione turistico-sportiva il ricorso a forme di lavoro stagionale, intermittente o parzialmente informale è relativamente diffuso. Questo fenomeno può determinare una sottostima della reale partecipazione al mercato del lavoro nelle statistiche ufficiali, rendendo più complessa la corretta interpretazione dei dati.

Accanto a queste situazioni si osservano territori che presentano condizioni decisamente più favorevoli. Spiccano in particolare i Comuni dell’area integrata di Cuneo, quelli della bassa Valsesia e del Distretto dei Laghi, dove una struttura economica più diversificata, la vicinanza a poli urbani o turistici consolidati e migliori condizioni di accessibilità contribuiscono a sostenere la domanda di lavoro e la tenuta complessiva del sistema locale.
Infine, è opportuno ricordare che la salute del mercato del lavoro non dovrebbe essere valutata esclusivamente alla scala comunale. Una lettura più completa richiederebbe infatti di considerare ambiti territoriali più ampi, come i Sistemi Locali del Lavoro (SLL), che rappresentano in modo più accurato le effettive aree di gravitazione occupazionale influenzate dagli spostamenti quotidiani della forza lavoro tra Comuni limitrofi.