Macro ambiti di osservazione
Territorio e ambiente
Vulnerabilità naturali
Il territorio montano del Piemonte presenta caratteristiche morfologiche e geologiche che lo rendono particolarmente dinamico dal punto di vista dei processi naturali. Pendii acclivi, versanti articolati, vallate incise e un reticolo idrografico diffuso contribuiscono a definire un ambiente in cui i fenomeni geomorfologici e idrologici assumono un ruolo rilevante nella trasformazione del paesaggio. In questo contesto, eventi quali frane, colate detritiche, erosioni e piene torrentizie rappresentano manifestazioni tipiche dell'evoluzione naturale del territorio, con una frequenza e intensità generalmente maggiori rispetto alle aree collinari e di pianura.
L'analisi delle vulnerabilità naturali si fonda sull'integrazione di basi conoscitive consolidate, tra cui l'Atlante dei rischi idraulici e idrogeologici allegato al Piano per l'Assetto Idrogeologico (PAI) e il Piano di Gestione dei Rischi di Alluvione (PGRA). Tali strumenti consentono di delineare un quadro articolato delle condizioni di pericolosità e di esposizione, individuando sia le aree già interessate da fenomeni di dissesto sia quelle potenzialmente coinvolgibili in relazione alle dinamiche geomorfologiche e idrologiche in atto.
Nei contesti montani, il dissesto di versante assume un ruolo centrale nell'interpretazione dei rischi naturali, sia per diffusione territoriale sia per i possibili impatti. I fenomeni franosi risultano infatti strettamente connessi alle caratteristiche strutturali del paesaggio alpino e appenninico, quali la natura dei substrati, la pendenza dei versanti e la rapidità di risposta dei bacini idrografici rispetto agli eventi meteorici intensi. Allo stesso modo, i fenomeni idraulici, pur più concentrati nei fondovalle e lungo i principali corsi d'acqua, concorrono a definire un quadro complessivo di vulnerabilità che richiede una lettura congiunta.
In questa prospettiva, l'integrazione delle mappe tematiche da dissesto franoso (crolli, scivolamenti, colate e ribaltamenti) e di pericolosità idraulica (alluvioni ed esondazioni) rappresenta un passaggio fondamentale per comprendere la complessità dei rischi naturali che insistono sui territori montani e supportare di conseguenza le scelte di governo del territorio. Un approccio integrato consente infatti di rafforzare l'efficacia della pianificazione urbanistica e paesaggistica, orientare in modo più mirato gli interventi di prevenzione, migliorare la gestione del rischio e contribuire alla costruzione delle strategie di adattamento. Più in generale, una simile lettura del territorio favorisce anche una maggiore consapevolezza diffusa delle interazioni tra sistemi naturali e attività umane, ponendo le basi per una gestione più equilibrata e resiliente dei territori montani.
Il PAI è lo strumento giuridico di pianificazione e monitoraggio ed è finalizzato alla prevenzione e gestione del rischio da eventi da dissesto idrogeologico, minimizzandone i danni a infrastrutture, ambiente e garantendo la sicurezza della popolazione.
Il PGRA è lo strumento di pianificazione finalizzato a ridurre le conseguenze delle alluvioni su persone, infrastrutture, attività economiche e ambiente. Si basa sulla conoscenza del rischio, individua le aree più esposte e definisce misure di prevenzione, protezione, allertamento e gestione delle emergenze.
Il PAI e il PGRA sono strumenti complementari che operano su livelli diversi, ma il cui coordinamento fra mappe di pericolosità e misure operative è fondamentale per una gestione efficace del rischio idrogeologico.
La fragilità idrogeologica del Piemonte si manifesta con particolare intensità nelle aree montane, dove le condizioni geomorfologiche rendono il territorio intrinsecamente esposto ai dissesti di versante. Sebbene il 6,5% dell'intera superficie regionale sia classificato a pericolosità da frana, tale fenomeno acquisisce un peso decisamente maggiore in montagna: oltre un decimo del territorio montano presenta infatti frane attive o quiescenti, una quota più che tripla rispetto ai territori non montani, dove invece l'incidenza non supera il 2,7%.
Queste evidenze indicano come i Comuni montani siano strutturalmente più vulnerabili a questa tipologia di rischio. L'impatto non riguarda soltanto la sicurezza della popolazione, ma investe aspetti cruciali della vita territoriale, come la continuità dei collegamenti viari, il funzionamento dei servizi essenziali, la tutela degli ecosistemi e la competitività economica locale, in particolare nei settori maggiormente legati al territorio (es. turismo, agricoltura e gestione forestale). In molti casi, il dissesto interferisce con habitat naturali delicati, la cui compromissione risulterebbe difficilmente reversibile.
Da un punto di vista geografico, le aree maggiormente interessate dal fenomeno delineano un quadro coerente lungo l'intero arco montano alpino e appenninico:
area alpina occidentale e torinese: alte valli di Susa, Chisone, Germanasca e Lanzo, caratterizzate da versanti ripidi che amplificano la portata degli eventi meteorici.
- area alpina occidentale e torinese: alte valli di Susa, Chisone, Germanasca e Lanzo, caratterizzate da versanti ripidi che amplificano la portata degli eventi meteorici.
- Cuneese: valli occitane (Maira, Varaita, Màrmora, Grana, Stura), territori in cui l'instabilità dei versanti si combina spesso con l'abbandono di molte superfici agricole e pastorali.
- Verbano e aree di confine con il Vallese svizzero: valli di Antrona, Bognanco, Dèvero e Antigorio, contraddistinte da morfologie complesse e da assetti litologici fragili.
- aree appenniniche e rilievi collinari: vallate dell'Alessandrino (Curone, Grue, Borbèra) e i rilievi delle Alta Langa (Mongia, Cevetta, Belbo, Bòrmida, Uzzone), contesti interessati da frequenti movimenti gravitativi.
L'elevata concentrazione dei dissesti lungo questi sistemi vallivi dimostra come la fragilità idrogeologica non rappresenti un fenomeno occasionale, ma una componente strutturale del paesaggio montano piemontese. Ciò impone l'adozione di politiche territoriali continuative, basate su prevenzione, monitoraggio, manutenzione dei versanti e gestione attiva del territorio. Condizioni indispensabili per mitigare l'esposizione ai rischi e garantire la resilienza delle comunità insediate.
Nel complesso del territorio piemontese esposto a pericolosità idraulica, oltre la metà delle superfici classificate a rischio rientra nel livello più basso, quello moderato (52%), mentre solo una quota residuale (5,2%) è considerata a rischio molto elevato. Questo quadro muta sensibilmente se si restringe l'osservazione ai soli Comuni montani. Qui la fragilità idraulica è generalmente più pronunciata, con una maggior incidenza sia del rischio moderato (66% contro il 49% dei territori non montani) sia del rischio molto elevato (7,1% contro 4,8%).
Tuttavia, rapportando tali superfici all'estensione territoriale complessiva, lo scenario si ribalta. Soltanto lo 0,7% del territorio montano piemontese ricade nelle classi di rischio più critiche, contro il 5,8% del resto della regione. Questo dato, apparentemente in contrasto con il precedente, non segnala una minore vulnerabilità della montagna, ma ne evidenzia la natura peculiare. Il rischio alluvionale non è infatti diffuso in modo uniforme, bensì concentrato in ambiti territoriali circoscritti, spesso coincidenti con vallate strette, ripidi reticoli idrografici e bacini di raccolta di piccole dimensioni.
In tali contesti, anche eventi meteorici di breve durata possono generare dinamiche improvvise e violente: colate detritiche, erosioni spondarie, esondazioni localizzate e repentini incrementi di portata dei corsi d'acqua. La rapidità di risposta dei bacini montani, unita alla loro limitata capacità di laminazione, rende più difficile prevedere e gestire gli effetti a valle, aumentando l'esposizione di centri abitati e infrastrutture.
Le aree montane maggiormente esposte si distribuiscono lungo alcune delle principali direttrici vallive piemontesi, in particolare:
- Valle di Susa e Valle del Toce (Ossola), che concentrano una parte rilevante delle superfici classificate a rischio idraulico;
- Valli del Biellese (Mosso, Cervo, Elvo), caratterizzate da bacini torrentizi soggetti a repentini incrementi di portata;
- Valli dell'area torinese (Orco, Valgrande di Lanzo, Chisòla e bassa Valpellice), dove la morfologia dei versanti congiunta agli eventi meteorici recenti hanno amplificato condizioni pregresse di vulnerabilità.
In sintesi, la componente alluvionale nelle aree montane non assume l'estensione spaziale tipica delle pianure, ma presenta una maggiore complessità gestionale. L'orografia accentua la rapidità e l'imprevedibilità dei fenomeni, rendendo più onerose le azioni di prevenzione, mitigazione e protezione civile, che devono necessariamente essere calibrate su scale locali ed integrate con approfondite conoscenze geomorfologiche.
- Fenomeni franosi PAI (mappa pdf non leggibile con strumenti assistivi)
- Fenomeni franosi PAI (mappa formato immagine)
- Fenomeni alluvionali PGRA (mappa pdf non leggibile con strumenti assistivi)
- Fenomeni alluvionali PGRA (mappa formato immagine)